Samsung multata di 5 milioni dall’Antitrust italiana per la vicenda degli aggiornamenti peggiorativi. Colpa del Note 4, ma le motivazioni fanno acqua

Ricordate l’indagine di cui vi avevamo parlato all’inizio dell’anno avviata dall’Antitrust italiana contro Samsung per l’obsolescenza programmata causata da alcuni aggiornamenti peggiorativi rilasciati ai Galaxy?

Ebbene oggi 24 ottobre l’AGCM ha comunicato di aver accertato l’esistenza di tale pratica commerciale scorretta e di conseguenza di aver multato Samsung per 5 milioni di euro (nello stesso documento si parla poi di una multa di 10 milioni di euro ad Apple per la nota vicenda delle prestazioni ridotte sugli iPhone).

Ad esito di due complesse istruttorie, l’AGCM ha accertato che le società del gruppo Apple e del gruppo Samsung hanno realizzato pratiche commerciali scorrette in violazione degli artt. 20, 21, 22 e 24 del Codice del Consumo in relazione al rilascio di alcuni aggiornamenti del firmware dei cellulari che hanno provocato gravi disfunzioni e ridotto in modo significativo le prestazioni, in tal modo accelerando il processo di sostituzione degli stessi.

Tali società hanno, infatti, indotto i consumatori – mediante l’insistente richiesta di effettuare il download e anche in ragione dell’asimmetria informativa esistente rispetto ai produttori – ad installare aggiornamenti su dispositivi non in grado di supportarli adeguatamente, senza fornire adeguate informazioni, né alcun mezzo di ripristino delle originarie funzionalità dei prodotti.

In particolare, Samsung ha insistentemente proposto, dal maggio 2016, ai consumatori che avevano acquistato un Note 4 (immesso sul mercato nel settembre 2014) di procedere ad installare il nuovo firmware di Android denominato Marshmallow predisposto per il nuovo modello di telefono Note 7, senza informare dei gravi malfunzionamenti dovuti alle maggiori sollecitazioni dell’hardware e richiedendo, per le riparazioni fuori garanzia connesse a tali malfunzionamenti, un elevato costo di riparazione.

Come spiegato dall’AGCM tutto sarebbe partito dalle numerose segnalazioni ricevute in Italia dai possessori del Galaxy Note 4, che come molti di voi sapranno dopo la scadenza della garanzia si sono ritrovati con problemi di riavvii improvvisi, peggioramento delle prestazioni o nei casi più gravi addirittura mancata accensione.

E per l’AGCM dietro a questi malfunzionamenti ci sarebbero proprio gli aggiornamenti Marshmallow (Android 6.0.1) rilasciati da Samsung nel 2016 (il Note 4 è uscito nell’ottobre del 2014), a suo dire creati partendo da firmware predisposti per il Galaxy Note 7 in grado di sollecitare oltre misura l’hardware di uno smartphone “nettamente meno potente” (addirittura vengono citati i noti problemi della batteria che hanno portato al ritiro del Note 7).

Dal maggio 2016 Samsung diffonde in Italia gli aggiornamenti del
firmware per il Note 4 basati sulla versione 6.0.1 Marshmallow di Android.
Poco dopo, nell’agosto 2016, Samsung mette in commercio in Europa lo
smartphone Galaxy Note 7, immediato successore del modello Note 4,
anch’esso equipaggiato con firmware basato sulla versione Marshmallow di
Android; tale dispositivo presenta gravi problemi alla batteria, tanto che
Samsung lo ritira dal mercato alla fine del 2016

Le motivazioni dell’AGCM sono descritte nel dettaglio in un documento di oltre 60 pagine in cui si fa cenno anche agli aggiornamenti resi obbligatori, ai changelog incompleti e all’impossibilità di effettuare il downgrade, ma leggendolo non si possono non notare distorsioni, premesse illogiche e anche contraddizioni come quelle riportate sopra.

Ad esempio il Note 7 è entrato in commercio nell’agosto/settembre del 2016, quindi diversi mesi dopo l’arrivo dei primi firmware Marshmallow (il cui sviluppo è partito ancora prima, inoltre il diretto successore del Note 4 è il Note 5).

Samsung Note 7

Come abbiamo poi detto fin dall’inizio ai nostri lettori il problema riportato dai Note 4 di cui si parla è prettamente di natura hardware (la scheda madre) e non ha nulla a che fare con il software, come erroneamente si è diffuso tra le varie community online che hanno dato vita a teorie fantasiose (non a caso era sorto molto tempo prima dell’arrivo di Marshmallow e aveva colpito anche i possessori dei Note 4 con KitKat e Lollipop).

Inoltre non si tiene conto che la maggior parte dei Note 4 aggiornati a Marshmallow non presenta anomalie, come quelli commercializzati da Samsung dopo la prima metà del 2016 (con già preinstallato Marshmallow).

Insomma, seppur gli “aggiornamenti peggiorativi” in casa Samsung siano reali e anche frequenti, il problema preso in considerazione dall’AGCOM è forse l’unico che non rientra in questa categoria.
Non è infatti la prima volta che in determinati modelli di smartphone si verifichino in maniera piuttosto diffusa e improvvisa problemi di tipo hardware di una certa gravità a causa di lotti di componenti difettosi.

 

Qui il comunicato ufficiale dell’AGCM.