Samsung intende dominare anche il settore dell’Intelligenza Artificiale puntando su ben 5 centri di ricerca. Intanto però su queste tecnologie sembra un po’ indietro

Oltre a quello mobile e dei semiconduttori, Samsung Electronics sembra seriamente intenzionata ad imporsi anche nel settore dell’Intelligenza Artificiale.

Nell’ultimo articolo pubblicato nella versione internazionale del proprio blog la società koreana ha ufficializzato l’apertura di tre nuovi centri di ricerca e sviluppo specificatamente dedicati alle tecnologie AI.

Il primo è stato inaugurato proprio ieri a Cambridge, nel Regno Unito. Il secondo sarà operativo dal 24 maggio a Toronto mentre il terzo dal 29 maggio a Mosca.
Centri che vanno ad aggiungersi a quelli già esistenti di Seoul (aperto nel novembre 2017) e della Silicon Valley (aperto nel gennaio 2018).

centro ricerca e sviluppo Samsung di Seoul

Samsung ha poi annunciato che entro il 2020 alle sue dipendenze ci saranno complessivamente ben 1000 esperti del settore.
E il motivo di questa politica è quello di imporsi come leader anche in questo mercato, come ben spiegato dalle parole usate nel corso della cerimonia di apertura del centro di Cambridge da Hyun-suk Kim, presidente di Samsung Research:

Samsung ha una lunga storia nel perseguire l’innovazione e siamo entusiasti di portare quella stessa passione e leadership tecnologica nell’AI.
Con i nuovi centri di intelligenza artificiale e il reclutamento di esperti leader nel settore, il nostro obiettivo è quello di essere un punto di svolta per l’industria dell’AI.

Un progetto particolarmente ambizioso che speriamo possa portare anche agli utenti finali dei benefici concreti, possibilmente a breve termine.
Al momento, rispetto ai suoi concorrenti, la società koreana è infatti ancora indietro per quanto riguarda la diffusione delle tecnologie di AI.

E non ci riferiamo soltanto ai vari servizi di Bixby, per cui è da più di un anno che non ci sono novità rilevanti (ad eccezione della nuova versione di Bixby Vision rimasta però esclusiva dei Galaxy S9), ma anche dell’impiego di chip dedicati come le NPU (Neural Processing Unit) previsti solo a partire dai Note 9 (altri produttori, come ad esempio Huawei, le utilizzano ormai dallo scorso anno).