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Nov 242016
 

Nonostante siano passate ormai più di sette settimane dal ritiro definitivo sui mercati, a tutt’oggi le vere cause che hanno portato i Note 7 ad andare in fiamme non si conoscono ancora.

Inizialmente si pensava che fosse tutta colpa delle batterie prodotte dalla divisione Samsung SDI, ma poi quando il problema è sorto anche sulle unità con batterie provenienti dal fornitore cinese Amperex Technology Limited si è subito capito che la situazione poteva essere più grave.

Stando a delle dichiarazioni raccolte in maniera anonima dall’agenzia Reuters tra gli ingegneri che hanno lavorato al progetto Note 7, Samsung SDI ha dovuto utilizzare nuovi materiali e tecnologie per riuscire ad accontentare le richieste di Samsung nel creare una batteria che avesse una capacità maggiore rispetto al precedente modello (nel Note 5 era di 3000 mAh, nel Note 7 di 3500 mAh).

note-7-batteria-interno

Per alcuni ingegneri concentrarsi sul potenziamento dell’autonomia poteva essere svantaggioso per l’affidabilità del prodotto, come del resto è successo.

Altri hanno invece dichiarato che il problema al Note 7 è stato molto imbarazzante perché inizialmente pensavano di avere il pieno controllo su tutti gli aspetti della produzione, ma poi hanno capito che c’erano ancora cose che non erano in grado di controllare.

Ricordiamo che la divisione Mobile di Samsung sta già pagando a caro prezzo questo incidente (-96% di profitti in meno nel terzo trimestre rispetto allo scorso anno), ma anche quella SDI non se la passa affatto bene visto che ora oltre ad una perdita del valore di mercato del un 20%, si trova ad affrontare pure una perdita di credibilità nei confronti dei propri clienti (tra cui risulta esserci pure Apple).

Speriamo che tutto questo non impedisca a Samsung di continuare a puntare su batterie per smartphone più grandi, ovviamente garantendo sempre la sicurezza ai propri clienti.

 

fonte reuters.com