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Feb 102014
 

Gli smartphone sono degli strumenti che si stanno diffondendo sempre di più tra la popolazione mondiale e per molti rappresentano ormai una parte integrante della vita quotidiana, sia privata che lavorativa.

Purtroppo questo comporta anche un aumento dei rischi per la propria privacy, che nella maggior parte dei casi viene messa a dura prova dall’utente stesso con una mole di informazioni digitali conservate e scambiate con altri senza un’adeguata protezione.

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La compagnia di assicurazioni ProtectYourBubble ha provato ad individuare quelli che sono i 9 comportamenti più pericolosi per la privacy tenuti da chi utilizza uno smartphone.

 

Al primo posto troviamo la mancanza di una password per l’accesso al dispositivo, un problema che secondo le statistiche riguarda addirittura il 62% degli utilizzatori.

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Al secondo posto c’è il salvataggio automatico delle password, anche per l’accesso a siti delicati come quelli di e-banking.

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Anche la gestione delle proprie foto personali direttamente dal proprio smartphone è un problema abbastanza diffuso, soprattutto tra i più giovani.

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Non può mancare il phishing, ossia le frodi basate sull’invio di email contraffatte il cui unico scopo è cercare di ingannare l’utente per riuscire ad ottenere informazioni riservate.

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Anche condividere pubblicamente le nostre foto durante le vacanze viene ritenuto in comportamento pericoloso. Dei malintenzionati potrebbero infatti approfittarne per svaligiare il nostro appartamento.

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Postare le foto online catturate con un moderno smartphone è sempre un rischio per la privacy visto che spesso sono incluse anche le informazioni che riguardano la localizzazione.

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Più difficile ma sempre possibile è il rimanere vittime di truffatori che si fingono persone diverse per cercare di ottenere direttamente dall’utente dati riservati (social engineering).

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La mancanza di una protezione fisica adeguata allo smartphone può comportare anche la perdita di tutti i propri documenti.

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Ne avevamo già parlato di recente quando abbiamo presentato la nuova applicazione Pry-Fi di Chainfire.
Collegarsi alle reti wireless pubbliche potrebbe permettere ad altri di catturare informazioni trasmesse dal nostro dispositivo.

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Come vedete sono proprio i comportamenti più banali tenuti dall’utente stesso quelli che mettono a serio rischio la sicurezza della sua privacy.

 

via venturebeat.com

 

  • marcello lupo

    …già uso questi accorgimenti da molto tempo ma la certezza di blindare smartphone e pc è assolutamente una vana speranza….

  • laila

    Purtroppo per la maggior parte degli utilizzatori non sono affatto banali.
    C’è da dire che alcune cose tipo la localizzazione delle foto è facile cascarci.

  • bahsp

    ahaha bellissimo il punto 3. 😀
    Mi sono fatto due risate 😉

  • Edy

    Salve a tutti.
    Dal mio punto di vista, sicurezza e privacy sono ormai utopie. Basta vedere per esempio tutte le autorizzazioni che bisogna concedere alle applicazioni installate di default come quelle di Google e Samsung, molte delle quali non hanno niente a che fare con l’applicazione stessa: un “Google Maps” che richiede l’autorizzazione a cercare la propria posizione ha la sua utilità, ma alla “Galleria” a che cosa gli serve? Idem per le applicazioni di terze parti, un gioco gratuito che richiede l'”ID telefonico”, gli “Account personali” e altro, a cosa gli serve?
    Quando la garanzia del mio smartphone scadrà… San “ROOT” sarà il benvenuto, almeno potrò scegliere che cosa installare o disinstallare.
    Saluti e grazie per la recensione.