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Giu 292016
 

Stanno facendo molto discutere nelle ultime ore le intenzioni dell’AGCOM italiana emerse in un report di Repubblica.it di voler far pagare alle applicazioni di messaggistica istantanea come WhatsApp, Telegram, Messenger, Viber e tante altre, una tassa alle compagnie telefoniche per l’uso della rete Internet.

Secondo il Garante per le comunicazioni infatti tali app oltre a godere del privilegio di sfruttare le infrastrutture già esistenti dei vari operatori (mobili, fisse e satellitari), si appoggiano anche sui numeri di telefono che questi ultimi hanno acquistato dallo Stato.

agcom facepalm

Secondo i commissari dell’Agcom è inoltre giusto che tali costi vadano a ricadere direttamente sulle tasche di chi le utilizza e per questo prevedono la possibilità per le app di messaggistica di attingere al credito telefonico degli utenti.

I deliri dell’AGCOM vanno però oltre dato che sostiene che chi gestisce queste app dovrebbe addirittura aprire un call center in italiano per raccogliere le richieste e le proteste degli utenti (come se fosse possibile farlo con quelli degli operatori telefonici italiani).

Insomma intenzioni davvero difficili da commentare, che oltre ad essere completamente anacronistiche confermano l’inutilità di questo costosissimo ente pubblico italiano che fin dalla sua istituzione avvenuta nel 1997 non sembra mai essere stato in grado di tutelare veramente gli interessi dei consumatori dai suprusi delle compagnie telefoniche.

Che ne pensate voi?

AGGIORNAMENTO 29 giugno 2016:
L’AGCOM ci tiene a smentire le voci che vedevano l’arrivo di una tassa per le app di messaggistica come WhatsApp (link documento smentita).
Quanto riportato da Repubblica.it non si riferisce altro che ad una semplice “Indagine conoscitiva concernente lo sviluppo delle piattaforme digitali e dei servizi di comunicazione elettronica” disponibile proprio a partire da oggi sul sito agcom.it.

In realtà dalla maggior parte degli articoli apparsi su siti di testate giornalistiche o semplici blog come il nostro risulta ben chiaro che queste non sono affatto misure già attuate, ma solamente ipotizzate (e ci mancherebbe altro).
Così come che nessuno abbia mai autorizzato i fornitori di messaggistica istantanea ad attingere al credito telefonico degli italiani (come se ci fosse bisogno di un autorizzazione per farlo, vedi tutte le app disponibili a pagamento tra cui la stessa WhatsApp fino a poco tempo fa).

Inoltre il documento emesso dall’AGCOM e le parole del commissario Antonio Preto più che smentire alla fine non fanno altro che confermare tali intenzioni, che potrebbero addirittura riguardare tutti gli operatori OTT.

“I fornitori di servizi di messaggistica istantanea non sono stati autorizzati ad attingere al credito telefonico degli italiani”. E’ quanto precisa il Commissario Antonio Preto in relazione alla “Indagine conoscitiva concernente lo sviluppo delle piattaforme digitali e dei servizi di comunicazione elettronica”, approvata dal Consiglio Agcom e pubblicata il 28 giugno sul sito dell’Autorità www.agcom.it.

“L’indagine conoscitiva ha analizzato la domanda e l’offerta dei nuovi servizi e l’uniformità delle condizioni del mercato per tutti gli operatori. Tra le misure ipotizzate – spiega il Commissario –  per risolvere le eventuali criticità esistenti negli accordi d’interconnessione tra operatori di rete e fornitori di servizi di messaggistica istantanea, come Whatsapp, Telegram e altri, vi è quella che questi ultimi remunerino l’utilizzo delle infrastrutture. Il fine – continua Preto – è quello di promuovere gli investimenti sostenuti dagli operatori di rete che sostengono l’ingente quantità di traffico dati che i servizi a valore aggiunto generano”.

“E’ un’ipotesi riguardante gli accordi d’interconnessione tra OTT e TLC da realizzarsi, per esempio, attraverso un obbligo di negoziazione, con l’obiettivo di individuare le modalità d’interconnessione e il relativo prezzo”, precisa il Commissario. “Ciò non implica costi diretti per l’utente e la possibilità per i fornitori di servizi di messaggistica istantanea di poter attingere al credito telefonico”.

Insomma non c’è da stare per niente tranquilli.