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Feb 012018
 

In questi giorni molti siti del settore hanno diffuso sul web un’altra falsa notizia riguardante i Galaxy in cui si sostiene che all’interno degli ultimi aggiornamenti di gennaio Samsung avrebbe inserito un nuovo bootloader capace di (a seconda di chi l’ha riportata):

  • impedire il downgrade alla precedente versione software
  • impedire di installare firmware di altri paesi
  • impedire la sbrandizzazione
  • impedire l’utilizzo di Odin
  • impedire l’utilizzo di Prince Comsy Odin (una versione modificata di Odin)
  • causare l’hard brick del dispositivo se si tenta una delle operazioni riportate sopra

La maggior parte ha poi interpretato tutto questo come un vero affronto di Samsung al mondo del modding, lasciandosi andare alla solite invettive (che vengono però risparmiate quando si tratta di pubblicizzare i suoi prodotti).

Ma è proprio così? Quanto c’è di vero in quello che è stato detto?
Ovviamente assolutamente nulla.

Tutto è partito da un articolo piuttosto fuorviante della redazione di Xda (purtroppo non più quella dei tempi d’oro del modding) reinterpretato ancora peggio dagli altri siti.

Ecco qual è la situazione esatta.
Nei nuovi firmware Samsung per i Note 8 americani è presente un nuovo bootloader (definito per ragioni oscure “versione 3”) che va a correggere diversi exploit di sicurezza tra cui anche quelli sfruttati da due tool per il modding dei Galaxy S8 e Note 8 americani basati su chipset Snapdragon:

  • SamFAIL, che permette di effettuare il root senza neppure alterare il contatore knox (link news)
  • Prince Comsy Odin, una versione modificata di Odin che permette di installare SamFail, firmware sbloccati o firmware di altri operatori (negli USA, anche se basati sullo stesso chipset, i Galaxy hanno product code differenti in base all’operatore)

Come potete capire tutto questo riguarda quindi esclusivamente gli utenti americani (e per ora solo quelli del Note 8), un mercato dove la situazione degli aggiornamenti è sempre ben differente da quella del resto del mondo e che segue dinamiche completamente diverse.

Ma questi aggiornamenti e le conseguenze apportate non devono stupire più di tanto. Gli exploit di sicurezza prima o poi vengono tutti risolti, quindi era impensabile che tool del genere potessero durare per sempre.
Inoltre è del tutto normale che un determinato firmware installato su un modello con product code differente possa portare al brick del dispositivo (del resto è sempre stata questa la situazione per i Samsung Galaxy).

Con gli aggiornamenti Oreo attesi in Europa ci sarà un nuovo bootloader che impedirà il downgrade?

Per ora nelle versioni beta dei firmware Oreo arrivati nei vari paesi europei i nuovi bootloader non impediscono il downgrade e dubitiamo fortemente che le cose cambieranno con gli aggiornamenti ufficiali.
Oggi Samsung ha ormai capito che impedire il downgrade di un dispositivo (anche se non fatto apposta) in occasioni così importanti come il cambio di una major release di Android non è tanto conveniente neppure per i suoi tecnici, che in caso di problemi con i nuovi firmware non perdono di certo tempo a reinstallare la versione software precedente.

A voi quindi le conclusioni.